Puglia 2008 – lettere da una Biennale, un contributo di Irene Pittatore

Bjcem significa per me esperienza Puglia 2008 con Francesca Macrì, ma anche uffici operativi in corso Giulio Cesare 11/b a Torino, dove ho lavorato dal 2003 al 2005 con incarichi di segreteria organizzativa, redazione contenuti web e progettazione grafica. Le attività erano coordinate dal Segretario Generale Alessandro Stillo, in collaborazione con Elena Morra, Alice Mantovan e un gruppo di giovani professioniste alla fine del percorso universitario come me in Servizio Civile: Alma Pintol, Alma Gojak, Chiara Sivieri, Araceli Mossino, Giulia Pes.

Il bagaglio Biennale tracima esperienze, lavoro intensivo, relazioni affettive e professionali fondanti.

L’anno e mezzo di lavoro presso la sede torinese Bjcem di Porta Palazzo, oltre a darmi la misura dell’impegno progettuale, relazionale e organizzativo che una manifestazione internazionale di questa complessità richiede, ha generato rilevanti connessioni locali, innanzitutto con il progetto The Gate Porta Palazzo e con l’Ufficio Minori Stranieri del Comune di Torino, per i quali ho svolto servizi di documentazione creativa dedicati agli interventi di animazione sociale e ai laboratori di narrazione del vissuto migratorio di minori stranieri in condizioni di estrema marginalità, oggi in gran parte integrati in contesti professionali del territorio cittadino.

L’impegno organizzativo per Napoli 2004, inoltre, mi ha messa in relazione con l’agenzia di comunicazione AdfarmandChicas, ufficio stampa della Biennale, con cui ho trascorso il seguente anno di lavoro in uno scatenato esperimento di project management fra dipartimento creativo, dipartimento stampa e accudimento dello staff creativo del Vancouver Organizing Committee for the 2010 Olympic and Paralympic Winter Games, impegnato nella performance inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali 2006.

Un’altra stagione, insomma, di alta formazione e rapporti cruciali per il mio sviluppo, scandita da rimpatriate con le ex colleghe torinesi Bjcem e da un meraviglioso viaggio a Sarajevo in compagnia delle ex colleghe bosniache Alma e Alma.

Dei dieci giorni baresi ho ricordi vorticosi, in primo luogo di devozione al progetto di design interattivo in esposizione, che ci ha messe in relazione con molti artisti e visitatori, ma anche di esplorazioni e divertimento, di constatazione di un amore nascente, di affaccio su una Bari vecchia assolata, di esperimenti performativi quotidiani in compagnia di uno stralunato operatore video di MTV, di cozze e immondizia, di una conoscenza reticente, diventata negli anni un’amicizia importante, con il curatore Roberto Mastroianni.

Mossa dall’intenzione di formulare questa testimonianza a partire da tracce immediate dell’esperienza Puglia 2008, ho cercato e ritrovato alcuni messaggi e lettere scritti nei giorni di fiera.

A sette anni di distanza, provo a ripercorrere quelle tracce, a ricucire figure ai sensi smarriti e a quelli rimasti.

 

L’hotel è di fronte alla Fiera del Levante, la stanza vagamente monacale, ma senza il fascino dell’austerità.

Andrea Minoia - CHAMBRE

@Andrea Minoia

Affaccia su un parcheggio, un calore asfissiante riverbera dai vetri, dalle nostre valigie, dalla moquette. Tra poco si inaugura, confido in volti e sguardi, il panorama è un poco desolante.
(Bari, 22 maggio 2008,
Giorno 1)

Francesca e io, con gli artisti piemontesi, gli amici e i parenti in arrivo da Torino, eravamo parte di una folla festante alla Fiera del Levante, sparse in un vocio multilingue. Un Vendola ispirato tracciava connessioni fra le storiche edizioni della Biennale, il Mediterraneo e la cultura. Bari, ricordo, aveva saputo accogliere in extremis un’edizione della Biennale progettata per Alessandria d’Egitto. I rappresentanti dei Comuni italiani e dei Paesi esteri coinvolti si avvicendavano nei saluti con emozione. In Piemonte, un’alluvione faceva esondare la Dora e franare terreni. Sotto un solleone, Biennale Puglia 2008 aveva inizio.

Si è sviluppata un’epica sulle valigie che ogni giorno portiamo fuori e dentro la nostra area espositiva (colme di tecnologie per la connessione e il funzionamento del sito Geography of Change) e tutti chiedono al cameraman di MTV ‘Tu che ci parli con quelle… ma che portano lì dentro?’ Gli abbiamo proposto di rispondere ogni volta in modo diverso, con la prima cosa che gli fosse passata per la mente (galline ad esempio, ma lui preferisce le farfalle).
(Bari, 31 maggio 2008,
Giorno 11)

3_Geography of Change - website

Sulle tracce del kairos, tema portante della XIII edizione della Biennale, giorno dopo giorno abbiamo ascoltato e registrato i cambiamenti più significativi avvenuti nelle vite dei colleghi e dei visitatori della Biennale, con l’obiettivo di costruire, sul nostro sito, una mappa pubblica di individuali punti di svolta.

Dalla hall angusta in penombra, l’affaccio sull’asfalto picchiato da un sole forte costringe gli occhi a una sutura. Sulla traiettoria a S fra l’albergo e l’ingresso della fiera fiancheggiamo un muro bianchissimo, la cui base lattea attecchisce a metà marciapiede; ci sono fischi, qualche frenata d’auto, gli uomini soli cacciano fuori la testa dal finestrino, gli uomini accompagnati girano soltanto gli occhi, uno grida w la juventus! arguendo tifoserie dal biancoenero d’abiti.
(Bari, 24 maggio 2008,
Giorno 3)

Per rispondere alla domanda cos’è l’arte? posta dagli operatori di MTV agli artisti partecipanti, abbiamo scelto di non parlare, ma di produrci nel Numero delle banane, come ogni giorno per strada del resto, e anche al B_CAMP, un padiglione a disposizione di chiunque volesse dire o fare qualcosa con tanto di programmazione a prenotazione libera.

mi sono cucita le dita, per necessità di suturare ciò che si sparpaglia
ho poggiato sull’acqua il grande foglio stropicciato per scriverci più tardi
ma è andato lontano galleggiando, con la matita, e si è disteso, piano, al largo
(non aveva bisogno di parole, forse)
ho scritto la mia risposta col dito sull’acqua
(Bari, 29 maggio 2008, Giorno 8)

Intanto i convenuti, attratti dalla troupe televisiva e in cerca di vip, venivano dotati di banane, affinché potessero liberamente scagliarcele addosso.

Ogni giorno è stato una piccola vita a sé stante. La pelle d’oca in una Bari vecchia e dura di sole (e sì, continuavo a rabbrividire). Stare sedute e zitte al cospetto delle unghie lunghe e spesse del riparatore di reti da pesca. Conversare con i quattro operai di Palese in cantiere a Bari vicino alla piazza triangolare di colonne antiche mezzo cadute. Tutti dicono non ci andate in quelle vie. Ci sono sedie agli angoli delle strade, c’è odore di pesce e peperoni tutto il giorno, c’è chi ti apre la porta e sorride, chi si mangerebbe le due straniere non sputando nemmeno le ossa, ci sono i cartelli via senza uscita (e non si trascuri quel che al fondo dei vicoli di solito si dipana).
(Bari, 29 maggio 2008, Giorno 8)

Irene_Pittatore_BARI_VECCHIA

@Irene Pittatore

Irene_Pittatore_BARI_VECCHIA2

@Irene Pittatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Occhitristi, lo sai che non vorrei tornare mai.
Questa stanza beige con vista su parcheggio è una casa perfetta, tanto quanto potrebbe esserlo qualsiasi altra.
Mi sembra di non avere avuto mai niente di diverso, un lavoro, dei mobili scelti, delle piante trascurate.
(Bari, 29 maggio 2008, Giorno 8)

L’Italia che ci separa è un’anestesia perfetta e una giustificazione categorica: soffro meno, sto nel mio circo, sono riconosciuta da quelli del ristorante, dagli autisti che suonano, da chi passa in fiera, dal tecnico con un pezzo di ciglia bianche (un rapace di qualche bellezza e molto sangue).
(Bari, 29 maggio 2008, Giorno 8)

Certo sarei stata più bella se avessi attraversato l’ingresso orientale dall’intonaco sbriciolato con te in cravatta nera sciolta accanto, sarei stata una manciata d’acqua, ti sarei colata sulle tempie.
(Bari, 24 maggio 2008, Giorno 3)

Andrea Chiezzi_MACRì PITTATORE_NUMERO DELLE BANANE

@Andrea Chiezzi

Andrea Chiezzi_MACRì PITTATORE_NUMERO DELLE BANANE2

@Andrea Chiezzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Irene Pittatore (Torino – IT, 1979)

Laureata al Dams di Torino, sviluppa progetti artistici che indagano le complesse relazioni tra arte, genere, economia e sfera pubblica. È co-fondatrice di Impasse, associazione che promuove un trattamento equo del lavoro intellettuale e opera per l’estensione e la contaminazione dei contesti di produzione e fruizione dell’arte contemporanea.

Lavora alla stesura di A book To Be (edizioni Archive Books), libro d’artista sulle nuove forme d’arte nella sfera pubblica in relazione a processi di trasformazione urbana, a cura di N. Daldanise.

Tra il 2014 e il 2015, con l’associazione Radici erranti, ha sviluppato attività di cooperazione culturale e interventi d’arte pubblica al Barrio Pogolotti (La Habana). Il progetto Parada Pogolotti è stato accolto fra le iniziative collaterali della XII Bienal de La Habana. In residenza a Capacete per Resò 1, con F. Macrì ha sviluppato un progetto sul rapporto tra arte, discriminazione e consapevolezza di genere a Rio de Janeiro e a San Paolo del Brasile (2011).

È art contributor per Playboy e Men’s Wall, con una prospettiva critica che abbraccia prospettiva queer e studi di genere. Da dieci anni, inoltre, sviluppa progetti di valorizzazione e documentazione creativa per istituzioni, aziende e professionisti.

http://www.irenepittatore.it

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